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Comici di regime: così due prankster russi mettono in imbarazzo i leader del mondo a beneficio del Cremlino
Da Meloni a Reza Pahlavi, ecco chi sono i potenti vittime delle operazioni sotto copertura di Vovan e Lexus.

4 marzo 2026. Da qualche parte negli Usa, Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià d'Iran, entra in una videochiamata su Zoom. Dall'altra parte dello schermo ci sono due uomini che si presentano come consiglieri del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Uno dei due è in giacca e cravatta e ha il classico aspetto sobrio da burocrate. L'altro, invece, è un po’ più, diciamo così, peculiare. Si presenta come Adolf, ha dei baffetti neri sotto il naso, i capelli appiccicati con la brillantina e parla con un accento russo abbastanza evidente.
La videochiamata dura poco meno di un’ora. Reza Pahlavi, 65 anni, candidato autoproclamato alla guida di un futuro governo di transizione iraniano sotto l’egida degli Stati Uniti e di Israele, non nota nulla di strano né di poco convenzionale. In realtà, quella a cui ha appena preso parte è un’operazione undercover dal carattere tragicomico.
Questo numero è scritto da Luigi ed editato da Sacha.
In questo numero di Debrief:
Il principe e Adolf
Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, lo Scià deposto dalla Rivoluzione islamica del 1979, vive in esilio negli Stati Uniti da quando aveva diciassette anni. Da allora ha trascorso la vita a costruire relazioni con chiunque potesse aiutarlo a tornare in Iran, possibilmente dopo che qualcun altro avesse fatto il lavoro sporco, destituendo la Repubblica Islamica guidata da Khomeyni prima e da Khamenei poi.
Da mesi Pahlavi ha dichiarato pubblicamente di essere in contatto con funzionari israeliani e americani e di essere pronto a guidare un governo di transizione in Iran. Donald Trump stesso, durante un incontro alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Merz, aveva tirato fuori il suo nome come possibile leader post-regime, anche se con scarso entusiasmo, "qualcuno dall'interno potrebbe essere più appropriato". Date queste premesse, era possibile immaginare che Pahlavi volesse parlare con Merz o con qualcuno a lui molto vicino, per perorare la sua annosa causa.
Così due comici russi, Vovan e Lexus, lo contattano spacciandosi per i consiglieri del cancelliere tedesco. La chiamata inizia in modo ordinato. Il primo interlocutore, quello sobrio, conduce la conversazione in modo formale, chiedendo a Pahlavi la sua lettura della situazione in Iran, del ruolo degli Stati Uniti, delle prospettive per un cambio di regime. Pahlavi risponde volentieri, d’altronde è il suo argomento preferito. Poi entra in scena il secondo uomo. Si chiama Adolf, ha i baffi alla Hitler e si presenta come il "migliore amico" del Cancelliere. "Adolf" gli rivela che la Germania è pronta a unirsi alla coalizione militare guidata dagli Stati Uniti e da Israele contro il regime degli ayatollah. "La nostra intelligence è pronta a bombardare Teheran", dice. Pahlavi accoglie la notizia con soddisfazione: "Più paesi abbiamo nella coalizione per attaccare il regime in Iran, meglio è. È una buona notizia per noi avere altre persone che si uniscono a questa crociata."

“Adolf” parla con il principe Reza Pahlavi
Nei minuti successivi, Pahlavi spiega con una certa disinvoltura di essere già in contatto con funzionari israeliani (Netanyahu compreso) e americani e che, una volta caduto il regime, la priorità dovrebbe essere quella di neutralizzare i Pasdaran. Poi aggiunge di essere pronto a tornare in Iran per colmare il vuoto lasciato dal collasso della Repubblica Islamica. Un governo di transizione sotto la sua guida sarebbe, a suo dire, ben visto da Tel Aviv.
Il momento più grottesco arriva verso la fine. "Adolf" racconta a Pahlavi che suo nonno, intendendo probabilmente quell’altro Adolf, aveva conosciuto suo padre a Teheran negli anni Quaranta, mentre serviva nell'esercito tedesco. Una frase assurda, storicamente inconsistente, pronunciata da un uomo travestito da Hitler e per di più con accento russo. La risposta di Pahlavi è: "È molto interessante, fa piacere saperlo.”
La chiamata si interrompe quando Justin Forsyth, consigliere di Pahlavi, ex CEO di Save the Children (dimessosi nel 2018 dall’UNICEF dopo denunce di comportamenti inappropriati con dipendenti donne risalenti al 2011 e al 2015), lo chiama per un'altra riunione. Non è chiaro se Forsyth abbia salvato il suo capo dall'imbarazzo perché si era accorto, a quel punto, della trappola, o se semplicemente Pahlavi avesse davvero altri impegni. Quel che è certo è che dopo la pubblicazione della conversazione avuta con i due improbabili emissari del governo tedesco, Pahlavi non ha ancora rilasciato una dichiarazione sull'accaduto.
Un metodo nato tutt’altro che per scherzo
Vovan e Lexus, all’anagrafe, sono Vladimir Kuznetsov e Aleksei Stolyarov. Si affermano come coppia di “prankster” nel 2014, proprio nell’anno dell’invasione della Crimea da parte della Russia. Un report della società di cybersecurity americana Proofpoint ha analizzato il loro metodo. Prima identificano un'occasione, un summit, un incontro bilaterale imminente, un momento in cui il loro bersaglio designato si aspetta di essere contattato da un certo personaggio. Poi entrano in contatto con il loro bersaglio, presentandosi come ciò che immaginano che questo voglia, e lasciando che parli il più possibile spontaneamente. Infine, quando la guardia dell’oggetto del loro scherzo si è abbassata, fanno le loro domande più scivolose. Il risultato viene montato in modo da enfatizzare le frasi più imbarazzanti e distribuito poi su Telegram, Rutube (lo Youtube russofono), e su Twitter/X.
Il caso italiano è forse quello che ha fatto più scalpore in assoluto, più di quello accaduto pochi giorni fa a Pahlavi. Accadde nel settembre del 2023, durante la settimana dell'Assemblea Generale dell'ONU. La prima ministra italiana, Giorgia Meloni, stava facendo incontri a raffica con leader africani, come parte integrante della sua strategia di politica estera. Il momento era perfetto per Vovan e Lexus per presentarsi come membri della Commissione dell'Unione Africana. Come ha ricostruito Euronews, Vovan e Lexus ottennero una telefonata di tredici minuti con Meloni. La presidente del consiglio italiana, si mette a parlare con i due sconosciuti non solo di Africa, ma anche del conflitto in corso in Ucraina: “Vedo che c'è molta stanchezza, a dire il vero, da tutte le parti. Siamo vicini al momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d'uscita." La stessa Meloni, che in pubblico sosteneva l’Ucraina senza se e senza ma, diceva ai due sedicenti rappresentanti della Commissione dell’Unione Africana che voleva trovare una via d’uscita alla guerra.

Lo “scherzo” a Giorgia Meloni
Solo un anno dopo, a giugno 2024, David Cameron, all'epoca ministro degli Esteri britannico, viene convinto di essere in videochiamata con l'ex presidente ucraino Petro Poroshenko. Cameron viene ripreso mentre è fuori casa, in abiti casual, appoggiato a un muro, mentre rivela a due sconosciuti i dettagli di una cena privata con Trump, in cui l'aveva convinto a spingere i repubblicani a votare gli aiuti militari all'Ucraina. Cameron dice ai suoi interlocutori, in modo esplicito, che l'Ucraina non avrebbe ricevuto un invito alla NATO al summit di luglio e che Zelensky non avrebbe dovuto lamentarsi.
Ma la lista delle “vittime” di Vovan e Lexus è lunghissima. Nel 2018 l’allora ministro degli esteri Boris Johnson venne convinto di stare parlando con il primo ministro armeno, rivelando le sue certezze sull'avvelenamento di Sergej Skripal (l’ex ufficiale del Gru, l’intelligence militare estera russa, avvelenato con un gas nervino nel 2018); l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel venne convinta di parlare con Poroshenko, confermando che gli accordi di Minsk avevano dato tempo all’Ucraina per rafforzare le proprie capacità difensive; l’ex primo ministro canadese Justin Trudeau, venne convinto di parlare con l’attivista ambientale Greta Thunberg; i sindaci di Varsavia, Berlino, Vienna e Budapest vennero fregati tutti in una sola operazione nel 2022, convinti di videochiamare il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko.
TA499, i due "attori malevoli" amici del Cremlino
Vovan e Lexus negano ufficialmente di lavorare per il Cremlino. Mantengono questa linea da anni, con la stessa disinvoltura con cui ammettono però tutta un’altra serie di cose. In un'intervista al The Moscow Times del 2016, Vladimir Kuznetsov ha detto testualmente: "Semmai, ci piacerebbe incontrare Putin. Non vogliamo essere un'arma nelle mani dei nemici della Russia." Quando invece gli chiedono dei presunti contatti con l'FSB, il servizio segreto interno russo, Kuznetsov risponde che i suoi informatori sui numeri di telefono delle vittime sono "amici" e poi, ridendo, aggiunge: "FSBniki", intendendo “amici dei servizi segreti”.
Nella stessa intervista ammette che lui e il suo socio non farebbero mai uno scherzo a Putin, al capo della repubblica cecena Ramzán Kadyrov o al Patriarca Kirill. Insomma, questi scherzi telefonici vanno bene, ma solo quando fanno fare figure poco edificanti agli avversari politici del Cremlino o quando rivelano circostanze scomode a favore degli interessi geopolitici russi
Dal 2021 la società di cybersecurity Proofpoint ha definito il duo con la sigla TA499, e cioè come un threat actor, un attore malevolo, allineato alla Russia che conduce campagne sistematiche per ottenere registrazioni compromettenti da funzionari nordamericani ed europei. "Mentre Vovan e Lexus si definiscono 'burloni e comici'", scrive Proofpoint, "molteplici governi e funzionari li considerano attori malevoli finanziati dallo Stato russo."
Nel corso degli anni, però, gli indizi sul loro ruolo come agenti organici al Cremlino si sono accumulati. Vovan e Lexus hanno un programma fisso su NTV, canale di Stato russo. Meduza ha scritto che "per qualche ragione, i loro scherzi sembrano sempre servire gli interessi delle autorità russe." Nel 2022, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha consegnato loro un telefono governativo sicuro come premio durante una cerimonia pubblica, dicendo: "Avete conquistato i telefoni di così tanti politici e figure mondiali. Vi ho portato quello che si chiama 'comunicazioni governative'."
E poi c'è il colpo di scena definitivo. Il 3 luglio 2024, durante una cerimonia al Cremlino, Vladimir Kuznetsov e Aleksei Stolyarov ricevono l'Ordine dell'Amicizia, onorificenza di Stato russa assegnata per "meriti speciali nel rafforzamento della pace, dell'amicizia, della cooperazione e della comprensione reciproca tra i popoli." RIA Novosti ha pubblicato le foto dei due alla cerimonia, con le onorificenze al petto e flûte di champagne in mano.

Il politico Zakhar Prilepin insieme a Vovan e Lexus | RIA_Kremlinpool/Telegram
Ma il lato più oscuro non riguarda la loro attività contro i leader occidentali. Novaya Gazeta Europe ha documentato che, negli ultimi anni, il duo ha trasposto parte delle sue attività di delegittimazione contro intellettuali e artisti russi contrari alla guerra o scomodi al Cremlino. A dicembre 2023, per esempio, hanno chiamato lo scrittore russo Boris Akunin, noto oppositore di Putin, impersonando Volodymyr Zelensky, inducendolo a pronunciare frasi che lo etichettassero come sostenitore dell’Ucraina. Le conseguenze di questo “scherzo” sono state piuttosto concrete. Un deputato della Duma ha usato la registrazione per definire Akunin un "nemico da distruggere" e così lo scrittore è stato inserito nel registro dei terroristi ed estremisti. Il principale editore russo ha sospeso la vendita di tutti i suoi libri, e nel luglio 2025 Akunin è stato condannato in contumacia a scontare quattordici anni in un carcere di alta sicurezza. Boris Akunin, che dal 2014 vive in esilio a Londra, ha commentato così la vicenda: "Dei terroristi mi hanno dichiarato terrorista." Sarebbe stato bello che operazioni sotto copertura così ben organizzate avessero come unico scopo una burla a danno dei potenti, e non, come in questo caso, la propaganda e la repressione per conto di un regime.
Al prossimo Debrief,
Luigi e Sacha
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