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Il video undercover che ha fatto tremare la presidenza UE
Il mistero del video anonimo che ha travolto Cipro tra scandalo politico e guerra ibrida

Otto minuti e mezzo di un video rilanciato da un account anonimo su X hanno travolto l’isola di Cipro con una tempesta politica e mediatica il giorno dopo l’inaugurazione della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione Europea.
Una telecamera nascosta riprende l’entourage del Presidente dell’isola, Nikos Christodoulides, mentre discute di affari loschi. Non serve altro per evocare l’immaginario della corruzione.
Ciò che ci interessa di questa storia è che il linguaggio dell’undercover, oggi, è diventato replicabile anche per creare disinformazione: le telecamere nascoste, l’uso di identità fittizie, le conversazioni “rubate”, e montaggi cinematografici, fanno parte della grammatica con cui si smascherano gli abusi di potere. Ma sono anche strumenti con cui si può fabbricare un caso, orientare un Paese, avvelenare un semestre politico, o semplicemente regolare dei conti.
Questa newsletter parte da qui, da un video che ha messo Cipro davanti a una scelta impossibile, trattarlo come uno scandalo politico o come un’interferenza straniera e soprattutto dal mistero che divora tutto il resto: chi l’ha fatto, e perché proprio adesso.
Questo numero è scritto da Sacha ed editato da Luigi.
In questo numero di Debrief:
Un’inchiesta che non ha una firma
L’8 gennaio 2026, un account sconosciuto pubblica su X un video di circa otto minuti che sembra ripreso con telecamere nascoste, tra ristoranti e stanze d’albergo. Dentro ci sono tre figure: Charalambos Charalambous (capo di gabinetto e cognato del presidente Nikos Christodoulides), l’ex ministro dell’Energia Giorgos Lakkotrypis e l’imprenditore Giorgos Chrysochos (Cyfield).
Il video non è un “semplice leak” grezzo, come pure accade in casi simili, in video spesso prodotti da gruppi da attivisti. È montato come un mini-documentario in inglese, con una voce narrante, alternando spezzoni undercover a immagini di repertorio. Sembra un’inchiesta dell’Investigative Unit di Al Jazeera, quella che sull’Isola ha realizzato video serie investigative di altissimo livello, come Cyprus Paper, o di un altro grande broadcast specializzato in questo format.
La tesi viene dichiarata subito in apertura, la campagna del premier Nikos Christodoulides avrebbe usato finanziamenti “illegali” mascherati come donazioni per aggirare il tetto da 1 milione di euro di donazioni alla politica. Il primo protagonista che il video mette al centro è l’ex ministro dell’Energia Giorgos Lakkotrypis: lo vediamo parlare con un interlocutore fuori campo (presentato come investitore) e spiegare il meccanismo in modo pratico, quasi didattico: “In the elections they have a cap of about €1 million… sometimes they have to depend on cash”. Poi rincara, sempre nelle sequenze registrate di nascosto, ripetendo che “it has to be cash”, che i soldi “go there with cash” e che vengono spesi “in cash”, cioè fuori dai circuiti tracciabili.
La voce narrante introduce Charalambos Charalambous, capo dell’ufficio del Presidente e suo cognato, come l’uomo a cui “si chiama quando serve cash”, e subito dopo lo mostra mentre rivendica un ruolo operativo dentro il Palazzo presidenziale: “We are the main contacts here… at the palace”. In una scena Charalambous, sempre ripreso di nascosto, viene immortalato mentre propone una strategia “pulita” per far arrivare denaro e ottenere anche una sponda istituzionale: contributi per iniziative di responsabilità sociale per le aziende, il CSR (Corporate Social Responsibility), raccontando anche l’esempio di un americano che avrebbe voluto fare una “contribution” da 500.000 euro.
Il passaggio più netto è quando l’ex ministro dell’Energia, Lakkotrypisdice, afferma di stare adoperandosi affinché Andrei Kosogov, oligarca russo, non venga sanzionato in Europa e, alla domanda “come?”, risponde secco: “I speak to the President”; subito dopo, nel montaggio, compare anche una donazione da 75.000 euro “al palazzo presidenziale” e il dettaglio di un permesso ottenuto in due settimane.
Infine entra in scena Giorgos Chrysochos, CEO di Cyfield, un importante gruppo immobiliare cipriota, lo si vede vantarsi di un rapporto stretto e frequente con il Presidente, fino alla battuta “It’s like my girlfriend”, e anche questa vicinanza viene collegata al circuito delle donazioni, inclusi contributi diretti alla first lady, con l’idea implicita che essere sempre presenti agli eventi filantropici “del governo” garantisca accesso e influenza alla politica. Il video parla, infatti, di un fondo/ente benefico legato alla first lady, raccontato come possibile scorciatoia per trasformare “filantropia” in un accesso alla politica.
Il video però non fornisce prove documentali a supporto delle trattative in corso, a parte i dialoghi selezionati. Intervistato da OCCRP, il giornalista cipriota, Christodoulos Mavroudis, descrive così il video: “It obviously looks well-produced, heavily edited. It did look to be an effort to distort the context. Despite that, it appears that what was being talked about to be scandalous and potentially criminal.”
Quando uno scandalo diventa un caso geopolitico
Le ripercussioni, nel breve, sono già misurabili. Due dimissioni al vertice in pochi giorni; un’indagine penale/istituzionale e un presidente eletto costretto a prodigarsi nella difesa simultanea del proprio entourage e della credibilità del Paese.
Il governo ha già parlato di “attacco ibrido”, di disinformazione e di impronte riconducibili a campagne russe per sabotare il riposizionamento geopolitico di Cipro. Intanto Cipro chiede supporto tecnico a partner stranieri per capire l’origine e le manipolazioni del materiale.
Il video infatti viene pubblicato soltanto il giorno dopo l’inaugurazione del semestre di Cipro alla presidenza del Consiglio UE con una cerimonia nella capitale Nicosia ad alta densità simbolica, con ospiti europei di primo piano, da Ursula von der Leyen a Volodymyr Zelensky. Non è una passerella qualsiasi, ma la prova pubblica di un riposizionamento in chiave più filo-occidentale e più a favore dell’Ucraina di una Paese storicamente orientato verso la Russia. La Russia nell’isola è sempre stata un attore con interessi concreti (dall’ambito finanziario a quello politico). È su questo sfondo che il video diventa immediatamente qualcosa di più di uno scandalo interno di corruzione, ma un tassello di una mossa geopolitica più ampia.
L’undercover come metodo, l’undercover come arma
Ed è per questo che la domanda più importante, come in ogni storia undercover, è quella che oscura tutte le altre: chi era sotto copertura? Il formato ricorda una cosiddetta sting operation di altissimo livello: per realizzarla serve non solo avere una grande esperienza nel settore, ma anche mostrare di avere accesso e di poter promettere delle utilità. Insomma, non è qualcosa che si può improvvisare dall’oggi al domani, e non può realizzarla chiunque. È una grammatica che nella storia recente cipriota ha già avuto un precedente clamoroso, quello dell’’inchiesta undercover di Al Jazeera sui “golden passports”, che mostrò politici pronti ad aiutare un finto investitore e produsse dimissioni di altissimo livello nel governo e l’abolizione del programma incriminato. Se si guarda a quel video con questa lente, l’ipotesi è che tutto nasca da un filone di giornalismo/attivismo anticorruzione.
Ma c’è un dettaglio che stona con l’idea di “giornalismo” in senso classico: non c’è una redazione che firma il video e il metodo utilizzato non è affatto trasparente, come non lo è il modo in cui il video è stato pubblicato. Fact Check Cyprus, per esempio, ha segnalato la natura "dubbia" dell’account che lo ha diffuso (un profilo con elementi riconducibili a immagini generate con l’IA, anche se nel video in questione non sembrerebbe essercene traccia). E qui entra in gioco l’altra ipotesi: che questo video non sia un’inchiesta, ma piuttosto un’operazione di influenza (straniera o domestica) che usa la mimesi del giornalismo undercover come cavallo di Troia.
E qui arriviamo al punto che ci riguarda di più: l’undercover, in questo contesto, è uno strumento bifronte. Da un lato è la tecnica che permette di far emergere ciò che con nessun altro metodo sarebbe mai venuto fuori. Dall’altro lato, quando l’undercover è anonimo e non trasparente, privo di accountability editoriale, può essere indistinguibile da una psy-op. Perché, in fondo, l’undercover non si esaurisce nell’uso della telecamera nascosta, ma è fatto dalla responsabilità che si assume chi pubblica la notizia, svelandone i motivi, il contesto e verificando ciò che raccoglie.
Al prossimo Debrief,
Sacha e Luigi.
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