Pagati da Mosca per truccare le elezioni: undercover nel laboratorio della propaganda russa

Come una rete filorussa ha addestrato giovani moldavi a diffondere fake news ed è stata smascherata da due inchieste sotto copertura.

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L’obiettivo della Russia era inquinare il voto parlamentare moldavo del 28 settembre scorso, screditare l’integrazione europea e rimettere la Moldavia sotto la sua influenza, il tutto senza lasciare tracce. E così sarebbe stato se una doppia inchiesta sotto copertura non avesse rivelato l'esistenza di una rete di propaganda e manipolazione elettorale finanziata direttamente da Mosca.

Questa storia non è un caso isolato e non riguarda solo un Paese apparentemente lontano da noi e di cui sentiamo molto poco parlare nella cronaca internazionale. Racconta in modo molto efficace come si sia mossa e come funzioni oggi la macchina della propaganda politica. Di come segua una sorta di “manuale di interferenza”, fatto di canali Telegram segreti, account TikTok manipolati, sondaggi falsi e influencer a pagamento. È importante parlarne, perché quello che poche settimane fa è successo a Chișinău domani potrebbe accadere altrove, anche molto più vicino a casa nostra.

Questo numero è scritto da Luigi ed editato da Sacha.

La fabbrica moldava della disinformazione

Nasce tutto da un messaggio su Telegram, un invito a partecipare a una serie di test attitudinali. Una volta superati, si poteva avere accesso a un misterioso gruppo privato chiamato “Electoral Hackathon”, in cui i partecipanti potevano assistere a una serie di corsi online segreti per essere formati come “operatori”. Uno dei webinar, dal titolo emblematico “Come passare dalla tua cucina a diventare leader nazionale”, serviva sia come addestramento sia come filtro per selezionare i partecipanti più motivati, che per il loro lavoro avrebbero potuto guadagnare fino a 3.000 lei (circa 200 euro, 170 dollari) al mese.

Una delle riunioni operative del gruppo | BBC

È così che una giornalista sotto copertura di BBC Eye, l’unità investigativa della televisione pubblica britannica che opera su scala globale, assieme ad altri giovani moldavi, ha preso parte a questo corso. I coordinatori insegnavano ai reclutati come creare siti, profili social e post falsi, sfruttando anche strumenti di Intelligenza Artificiale per generare rapidamente testi e immagini. Gli aspiranti influencer dovevano iniziare pubblicando contenuti “patriottici” generici, per poi gradualmente passare a messaggi politici falsi. Col passare delle settimane, le istruzioni hanno assunto un tono sempre più filorusso e anti-governativo: i membri del gruppo hanno ricevuto liste di accuse infondate e narrative tossiche da diffondere, tra cui l’idea che il governo avesse un piano per falsificare le elezioni, che l’eventuale ingresso della Moldavia nell’UE avrebbe obbligato i cittadini ad “aderire alla comunità LGBT”, o addirittura che la candidata presidente Maia Sandu fosse coinvolta in traffici di bambini.

A contattare direttamente la reporter e istruirla a queste pratiche è stata Alina Juc, presentatasi come project manager del gruppo. I reporter hanno scoperto che Juc è originaria della regione separatista della Transnistria e fortemente legata alla Russia, Paese da cui sarebbe arrivato il costante flusso di denaro necessario a finanziare l’operazione. La giornalista, che ha lavorato per settimane fianco a fianco con Juc, è riuscita a registrare l’organizzatrice mentre al telefono chiedeva l’invio di fondi da Mosca per pagare la squadra di attivisti. Il pagamento sarebbe avvenuto attraverso la banca russa Promsvyazbank (PSB), istituto statale già sanzionato dall’Occidente e noto come la banca del Ministero della Difesa russo.

Dopo aver penetrato il sistema, i giornalisti della BBC sono riusciti a mappare parte dell’ecosistema digitale creato dai filorussi. Hanno identificato almeno 90 account TikTok che, dall’inizio del 2025, hanno pubblicato migliaia di video, totalizzando oltre 23 milioni di visualizzazioni e 860.000 “mi piace” – numeri impressionanti per un paese di soli 2,4 milioni di abitanti. La BBC è risalita anche ai vertici finanziari dell’operazione, trovando prove di un collegamento diretto con un oligarca moldavo di nome Ilan Shor. Shor già leader di un partito populista filorusso, era fuggito in Russia dopo essere stato condannato in patria per una maxi-frode bancaria; nel 2022-2023 è emerso come il principale orchestratore di proteste antigovernative e tentativi di destabilizzazione in Moldavia. La rete infiltrata dalla BBC è risultata essere affiliata all’ONG “Eurasia”, un’organizzazione teoricamente non-profit, ma usata da Shor come braccio operativo: era già stata sanzionata da UE, USA e Regno Unito per avere comprato voti contro il referendum pro-UE del 2024

Due volte undercover nella tana della propaganda

Parallelamente al lavoro della BBC, anche la stampa investigativa moldava stava agendo sotto copertura. La giornalista Natalia Zaharescu del settimanale Ziarul de Gardă (ZdG) stava conducendo un’indagine indipendente che, incredibilmente, l’ha portata a incrociare la stessa rete clandestina di propaganda filorussa. Nel 2024 Zaharescu e la collega Măriuța Nistor si erano infiltrate per tre mesi nell’organizzazione di Ilan Shor, fingendosi attiviste del suo movimento. Quell’inchiesta, intitolata “În slujba Moscovei” (“Al servizio di Mosca”), aveva documentato i sistemi di voto di scambio e di mobilitazione illecita messi in atto durante le elezioni presidenziali e il referendum sull’integrazione europea del 2024, ed è valsa alle due reporter il prestigioso Premio Europeo di Giornalismo Investigativo 2025

Natalia Zaharescu durante l’inchiesta | Ziarul de Gardă

Ma la storia non finisce lì. Dopo la pubblicazione della loro inchiesta, la copertura di Natalia non è stata subito scoperta dai filorussi e così, pochi giorni dopo quelle elezioni, Irina Zahar, il loro alias sotto copertura, è stata contattata di nuovo dai coordinatori, ignari della sua vera identità, per ringraziarla del lavoro svolto e invitarla a partecipare a una “nuova squadra” di disinformazione online che si stava formando. Natalia Zaharescu ha colto al volo l’occasione e ha deciso di proseguire l’inchiesta. All’inizio del 2025, dunque, Irina Zahar è stata aggiunta a un nuovo gruppo Telegram segreto dedicato alla guerra informativa pro-Cremlino. Qui ha trovato circa 50 “attivisti digitali” reclutati, che ricevevano un addestramento intenso simile a quello osservato dalla BBC. I partecipanti venivano istruiti su come mascherare la propria identità online, come aggirare gli algoritmi dei social e come inserire messaggi politici nascosti in contenuti culturali apparentemente innocui

Durante questa seconda infiltrazione, Zaharescu ha potuto confermare molti elementi rivelati anche dalla BBC, a partire dal finanziamento moscovita. Nel gruppo è stato infatti proposto a Irina di entrare in un team più ristretto chiamato “InfoLeader”, riservato ai più meritevoli, che prevedeva retribuzioni in denaro. Al momento di organizzare i pagamenti, però, Irina Zahar è stata smascherata: quando i coordinatori hanno richiesto i suoi dati personali e un riferimento bancario su PSB per versarle i compensi, Natalia ha ovviamente fornito quelli fittizi già usati nella precedente operazione – abbastanza per insospettire gli organizzatori, che facendo incroci hanno scoperto la vera identità dell’“attivista”. A quel punto, però, il grosso delle informazioni era già stato raccolto. Nel settembre 2025, poco prima del voto, Ziarul de Gardă ha pubblicato la nuova inchiesta intitolata “L’armata digitale del Cremlino” (Kremlin’s Digital Army), che confermava nei dettagli l’esistenza di una rete di propaganda ibrida russo-moldava pronta a sabotare le elezioni.

Come il giornalismo sotto copertura ha “salvato” la democrazia sotto attacco

Le rivelazioni combinate ottenute sotto copertura da BBC e da Ziarul de Gardă hanno avuto un impatto esplosivo sulla scena politica moldava, non solo a livello mediatico ma anche istituzionale. Nei giorni successivi alla pubblicazione, le autorità hanno accelerato operazioni già in corso per contrastare l’ingerenza russa nella campagna elettorale del 2025: più di 250 perquisizioni, 74 arresti e il sequestro di materiali propagandistici e fondi sospetti legati alla rete di Ilan Shor. Il Servizio di Intelligence moldavo (SIS), in coordinamento con la Commissione Elettorale Centrale (CEC), ha colpito duramente la struttura logistica e finanziaria di quello che è stato definito un vero e proprio “ecosistema sovversivo” alimentato da Mosca.

Dall’inchiesta della BBC

In parallelo, la polizia ha intercettato oltre 200 schede elettorali false precompilate a favore di Alternativa, il movimento guidato da Ion Cebani, sindaco della capitale moldava Chisinau. La risposta della CEC è stata netta: il materiale sequestrato era indistinguibile dalle schede autentiche e violava la normativa in modo grave. Nonostante mesi di propaganda, finti influencer e attacchi informatici, il Partito d’Azione e Solidarietà, di matrice europeista, ha ottenuto il 50,2% dei voti, confermandosi al governo con una maggioranza assoluta. I filorussi del Blocco Patriottico di Igor Dodon si sono fermati al 24%, mentre Alternativa, compromessa dallo scandalo delle schede, ha superato a fatica la soglia d’ingresso in Parlamento.

Entrambe le giornaliste infiltrate si sono ritrovate, a distanza di poco tempo, nel medesimo ecosistema clandestino, scoprendo gli stessi attori, le stesse tecniche di indottrinamento e persino gli stessi canali di finanziamento. Entrambe hanno visto istruttori inculcare messaggi anti-UE e filorussi, calibrati per seminare sfiducia e paura nella popolazione; entrambe hanno constatato il collegamento con Ilan Shor; non da ultimo, entrambe le indagini hanno permesso di identificare pubblicamente diversi collaboratori della rete e di quantificare l’impatto online della “fabbrica di fake news”. L’undercover colpisce ancora.

Al prossimo Debrief,

Sacha e Luigi

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