Undercover nella polizia per svelare i suoi abusi

Il giornalista della BBC Rory Bibb si è infiltrato per sette mesi nella polizia di Londra per documentare razzismo, sessismo e abusi di potere.

C’è un paradosso in cui il giornalismo undercover inciampa spesso: più un luogo sembra impenetrabile, più diventa necessario entrarci. Non per curiosità, ma per interesse pubblico, perché ciò che accade dietro quelle mura sfugge completamente alla sorveglianza collettiva. E così, se uno dei corpi di polizia più antichi e conosciuti al mondo accumula accuse di razzismo, sessismo, violenza e corruzione, diventa inevitabile per un giornalista tentare di entrare a vedere dall’interno che cosa succede.

È quello che è accaduto nel Regno Unito, dove la redazione di Panorama, il programma investigativo di punta della BBC, ha infiltrato per sette mesi un giovane reporter nella Met, la polizia metropolitana di Londra. Assunto come addetto civile alla stazione di Charing Cross, una delle più controverse della capitale, ha registrato insulti, linguaggio violento e sessista, che rivelano una cultura interna marcia, dove l’abuso non è affatto un’eccezione.

Questo numero è scritto da Luigi ed editato da Sacha.

L’ultimo posto al mondo per nascondere una telecamera

“Mica indossi un microfono?”. L’agente di polizia Phil Neilson è seduto al tavolo di un pub, ha una trentina d’anni, indossa una polo nera, e mentre scandisce queste parole indica il ragazzo seduto davanti a sé, con cui sta bevendo una birra. Alle sue spalle, mentre parla, sul muro in mattoni, campeggia un’insegna al neon rossa che recita: “BAD DECISIONS” (Cattive decisioni). Neilson guarda il ragazzo con un’espressione indecifrabile, gli chiede se per caso lavori per la Direzione Standard Professionali (DPS) della Met, ossia il dipartimento che si occupa delle indagini interne alla polizia. Poi sorride, con la mano destra mima una cornetta e dice: “Mi sta venendo il sospetto che sia una trappola. Questa è la DPS. È la DPS che cerca di incastrarmi, o qualcosa del genere.” I due se la ridono.

L’incontro al pub con Phil Neilson | BBC

Il dubbio di quell’agente era più che legittimo. Perché quel ragazzo seduto al tavolo con lui, Rory Bibb, e che per sette mesi ha indossato la divisa della Met, in realtà, era un giornalista della BBC e stava filmando tutto, compreso quell’incontro. Per settimane Bibb ha lavorato fianco a fianco con gli agenti nei turni di notte, ha preso il caffè con loro, e con alcuni sono finiti per diventare quasi amici, come nel caso dell’agente Phil Neilson. 

Per tutti Bibb era un nuovo addetto civile alla custodia della stazione di Charing Cross, nel cuore di Londra, e in effetti era vero. Ma mentre faceva questo lavoro, ne stava svolgendo anche un altro. Con una telecamera nascosta registrava decine e decine di ore di conversazioni ed episodi che mostrano, con una crudezza quotidiana, ciò che da anni su questo corpo di polizia si sospettava: una cultura interna segnata da razzismo, misoginia e abuso di potere. L’inchiesta, “Undercover in the Police”, trasmessa da BBC Panorama lo scorso primo ottobre, nasceva da una domanda semplice quanto inquietante: quanto di ciò che la polizia promette di combattere vive ancora al suo interno?

Rory Bibb mentre lavora nella Met | BBC

“È letteralmente l’ultimo posto al mondo in cui vorresti trovarti con addosso delle telecamere nascoste”, ha detto Bibb alla collega di BBC Panorama Emma Vardy, con cui assieme al regista Joe Plomin, Adrian Polglase e Alice Crinnigan ha realizzato l’inchiesta. Per arrivare a trovarsi in quel ruolo, Bibb ha compilato una candidatura online presentandosi con il suo reale curriculum: un giovane di 28 anni che si era laureato in giornalismo e che poi aveva lavorato nelle pubbliche relazioni per qualche tempo. Così, con il solo accorgimento di omettere di star lavorando per Panorama, è riuscito a superare i controlli di sicurezza. Dopo un colloquio, Bibb è stato assunto alla stazione di Charing Cross, con il compito di assicurarsi che i detenuti della stazione di polizia fossero nutriti, dissetati e tenuti in condizioni di sicurezza.

In questo ruolo il reporter aveva accesso quotidiano al reparto di custodia, dove i detenuti vengono trattenuti, ed era a stretto contatto con agenti e sergenti. L’obiettivo era documentare l’esistenza di cattive condotte tra gli agenti come testimoniato da numerose denunce nel passato. Nelle scene registrate con la telecamera nascosta, un sergente con vent’anni di servizio, Joe McIlvenny, viene mostrato mentre deride e minimizza una grave denuncia di violenza: di fronte alle domande sul perché avesse rilasciato su cauzione un uomo accusato di stupro e violenze sulla compagna incinta, il sergente ha scrollato le spalle dicendo: “Questo è ciò che dice lei”, insinuando il dubbio sulle parole della vittima. 

Il sergente Joe McIlvenny | BBC

In un altro filmato, alcuni poliziotti di turno in custodia parlano con disprezzo di persone straniere e appartenenti a minoranze etniche: uno affermava che un detenuto originario del Nord Africa meritava “una pallottola in testa”, altri agenti si riferivano a migranti provenienti da paesi come Algeria o Somalia definendoli “feccia” (“scum”). Commenti islamofobi, all’interno di un linguaggio colloquiale intriso di pregiudizi xenofobi, erano all’ordine del giorno.

Diversi spezzoni mostrano poliziotti che vantano l’uso eccessivo della forza. Un agente viene ripreso mentre ride e si vanta con un collega di aver pestato un detenuto: “Gli ho menato forte sul retro delle gambe”, dichiara sorridendo, descrivendo come avrebbe colpito un prigioniero ammanettato. Nel racconto si lascia sfuggire anche che “non ho mai ricevuto un reclamo” e imita con tono sprezzante qualcuno che accusa la polizia di brutalità. Sebbene in seguito l’agente abbia sostenuto di aver “esagerato per fare lo spiritoso” e di non aver realmente infierito sul detenuto in quella misura, il semplice fatto di glorificare la violenza gratuita è stato ritenuto indice di una cultura tossica e gli è costato il posto. In un altro episodio, alcuni poliziotti discutono di come pestare un sospetto e poi falsificare i verbali per coprire l’eccesso di forza, facendo attenzione a non parlarne davanti alle telecamere di sorveglianza interne.

La regola della “prima facie” e il caso della Met Police

L’uso del metodo undercover, per le linee guida della BBC, è ammesso solo quando esistono prove preliminari solide che rendano evidente che un comportamento illecito o di interesse pubblico stia avvenendo o stia per avvenire. È il principio della prima facie — letteralmente “a prima vista” — e rappresenta la soglia minima che deve essere superata prima di autorizzare qualsiasi ripresa segreta. Più la registrazione comporta un’invasione della privacy, più solide devono essere le basi che la giustificano.

Nel caso dell’inchiesta sulla Metropolitan Police, queste condizioni erano soddisfatte. Questa inchiesta sotto copertura nasce dopo numerosi scandali e denunce riguardanti la Met negli ultimi decenni. Nel 1999 il Rapporto Macpherson, seguito all’omicidio razzista di Stephen Lawrence e alla fallimentare indagine della polizia, concluse che la Met era affetta da “razzismo istituzionale”. Negli anni successivi, nonostante alcune riforme, episodi controversi hanno continuato a minare la reputazione del corpo di polizia londinese.

La centrale di Charing Cross | BBC

Dal 2020 in poi si sono infatti susseguiti casi e inchieste che hanno messo in luce misoginia, razzismo e corruzione interni alla Met. Nel marzo 2021 l’omicidio di Sarah Everard (giovane donna rapita e uccisa dall’ agente della Met Wayne Couzens mentre era in servizio), ha scosso il Paese, sollevando interrogativi sulla cultura sessista e sui controlli interni alla forza di polizia. Pochi mesi dopo emersero messaggi scioccanti scambiati tra agenti della stazione di Charing Cross, proprio la stessa dell’inchiesta della BBC: un rapporto dell’Independent Office for Police Conduct del 2022 rivelò chat tra poliziotti piene di insulti razzisti, battute su stupro e violenze sulle donne, e un linguaggio d’odio normalizzato. Quello scandalo contribuì alle dimissioni del commissario di allora, Cressida Dick, e portò la leadership della Met a promettere tolleranza zero per comportamenti del genere.

Nel 2023 un’approfondita revisione indipendente condotta dalla Baronessa Louise Casey ha dipinto un quadro allarmante: il Casey Report ha concluso che la Metropolitan Police è istituzionalmente razzista, misogina e omofoba, evidenziando problemi sistemici di cultura e gestione. Pur accettando le singole conclusioni sul degrado culturale, il nuovo Commissario Sir Mark Rowley, insediatosi nel 2022, inizialmente ha rifiutato l’etichetta di “istituzionale” riferita al razzismo e sessismo, sostenendo che la maggioranza degli agenti sono “brave persone” e che i problemi sono dovuti a elementi deviati e falle nei processi. Nello stesso periodo è emerso il caso di David Carrick, un agente del Met condannato nel 2023 per dozzine di stupri e violenze sessuali commessi durante anni di servizio: anche questo episodio ha rafforzato la percezione di un grave problema di misoginia impunita all’interno del corpo.

Oltre al razzismo e al sessismo, la Met ha affrontato accuse di corruzione istituzionale. Nel 2021 una commissione indipendente sul caso irrisolto dell’omicidio di Daniel Morgan ha accusato la Met di essere “istituzionalmente corrotta”, cioè più interessata a proteggere la propria reputazione che a scoprire la verità. Tutti questi precedenti hanno reso legittima l’infiltrazione della BBC.

Come l’inchiesta della BBC ha scosso il Regno Unito

La diffusione dell’inchiesta della BBC ha avuto una fortissima eco mediatica nel Regno Unito. Testate nazionali di ogni orientamento politico hanno dedicato ampio spazio alla vicenda, spesso con toni allarmati sulla crisi di fiducia nella polizia. Ad esempio, The Guardian ha titolato che la Met era “piombata nella crisi” per queste nuove accuse, riportando come anche ai vertici vi fosse il timore che tali rivelazioni “minassero la fiducia nella forza e mettessero in dubbio che si stesse riformando abbastanza radicalmente dopo anni di scandali”. Il quotidiano ha sottolineato che persino all’interno del corpo alcuni ufficiali (come il presidente dell’Associazione NBPA, Andy George) hanno dichiarato che la Met dovrebbe essere smantellata e radicalmente riorganizzata.

Le rivelazioni dell’inchiesta BBC hanno provocato immediate e forti reazioni anche ai massimi livelli politici e istituzionali del Regno Unito. Il Primo Ministro Keir Starmer ha definito quanto emerso “sconvolgente” e ha chiesto al vertice della Metropolitan Police una risposta “decisa e robusta”. Starmer, già leader dell’opposizione durante scandali precedenti della Met, da Primo Ministro ha sottolineato che la fiducia del pubblico deve essere una priorità e che comportamenti del genere “devono avere conseguenze”. Allo stesso modo, la neo-Ministra dell’Interno Shabana Mahmood (responsabile governativa per le forze di polizia) ha definito le scene mostrate dall’inchiesta come “disturbanti e disgustose”, esprimendo pieno sostegno a un’indagine rapida e approfondita da parte dell’Independent Office for Police Conduct (IOPC). 

Un’altra scena da “Undercover in the Police” | BBC

A livello locale, il sindaco di Londra Sadiq Khan (che ha competenza sulla supervisione della Met attraverso il Mayor’s Office for Policing and Crime) ha definito il documentario BBC sconvolgente e ha annunciato che avrebbe accelerato l’avvio di una verifica indipendente di follow-up sulla Met. La Commissione Assembleare per la Polizia e il Crimine, tramite la sua presidente Marina Ahmad, ha affermato che “il programma Panorama ha fatto gelare il sangue a ogni londinese rispettoso della legge” e che “ciò che a Charing Cross sembrava pratica comune è scioccante”, aggiungendo che Londra ha bisogno di “fidarsi della sua polizia” e l’Assemblea farà la sua parte per chiedere conto di come si sia potuto arrivare a questa situazione.

La leadership della Met Police ha reagito pubblicamente la sera stessa della messa in onda. Il Commissario Sir Mark Rowley ha diffuso un lungo comunicato ufficiale in cui si è scusato con i cittadini e ha annunciato azioni immediate. Rowley ha informato che già 48 ore dopo aver ricevuto le accuse dalla BBC, la Met aveva sospeso nove agenti e un dipendente civile coinvolti, e rimosso altri due agenti da incarichi operativi. L’intero team di custodia di Charing Cross è stato smantellato (disbanded) immediatamente. Tutti i 34 addetti civili alla custodia di quella sede sono stati trasferiti altrove, e i 16 sergenti responsabili delle celle di Charing Cross sono stati riassegnati ad altri compiti. Rowley ha anche annunciato un esame a tappeto di tutte le unità di custodia nel Met, per individuare eventuali altri focolai di cultura tossica e rimuovere comandanti o team problematici.

È richiesta attenzione | BBC

“Undercover in the Police” non è solo un’inchiesta sulla Met, ma una prova di forza del giornalismo investigativo, e di quello sotto copertura in particolare. L’inchiesta della BBC non rivela soltanto il volto di una polizia corrotta, ma il fallimento di un intero sistema di controllo che ha permesso a un’istituzione, nata per far rispettare la legge, di violarla ripetutamente. E che, quando la trasparenza delle istituzioni fallisce del tutto, la verità va cercata in un altro modo.

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Sacha e Luigi

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