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L’ultimo undercover dell’anno
Un anno di inchieste sotto copertura e le domande che ci portiamo dietro

Questo è l’ultimo numero dell’anno. E ci sembrava giusto salutarlo così: con un augurio, certo, ma soprattutto con un piccolo regalo. Qui di seguito, e poi in fondo a questa newsletter, trovate l’audio integrale dell’incontro che abbiamo registrato dal vivo a Modena, durante il DIG Festival.
Un dialogo su cosa significa oggi fare giornalismo investigativo undercover, con giornalisti che credono nel potere di questo strumento ma sono anche pronti a metterlo in discussione. È il modo migliore che conosciamo per chiudere questo 2025. Un anno che, per noi, è stato anche quello in cui, dopo mesi di ragionamenti, brainstorming e indecisioni, abbiamo finalmente lanciato Debrief.
Ora questo progetto è maturo abbastanza per fare un altro passo in avanti. A cominciare dai primi giorni del 2026, infatti, ci saranno molte novità, ma le sveleremo un po’ per volta. Ora ci prendiamo una piccolissima pausa e torneremo da voi a partire dal 9 gennaio.
In questo numero, le uscite più seguite di Debrief di quest’anno.
Lo scrive Luigi, editato da Sacha.
Debrief nasce da un’idea semplice e un po’ ostinata: che il giornalismo undercover non sia affatto uno strumento opaco e senza etica, una scorciatoia sensazionalistica o un “metodo da regime”, come lo ha definito la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni parlando di una mia inchiesta, Gioventù Meloniana, ma uno strumento necessario, di cui i giornalisti dovrebbero servirsi con maggiore consapevolezza. Lo abbiamo scritto fin dal nostro manifesto. E lo abbiamo raccontato partendo da una storia fondativa: quella del Mirage Tavern. Un’inchiesta così potente da cambiare non solo la storia di una città invasa dalla corruzione come la Chicago degli anni ’70, ma anche, in un certo senso, quella del giornalismo investigativo stesso. Da lì nasce la presa di coscienza che un’inchiesta undercover probabilmente non vincerà mai più un Pulitzer. Ma non è un problema. Soprattutto se quell’inchiesta, e quella storia, sono destinate a lasciare il segno.
Nel tempo Debrief è diventata qualcosa di leggermente diverso da una semplice raccolta di storie sotto copertura. Abbiamo iniziato a seguire le linee di frattura tra informazione e potere, tra giornalismo e intelligence, tra il racconto pubblico e le operazioni invisibili. Lo abbiamo fatto entrando nel caso Epstein da un’angolazione che in pochi hanno voluto guardare. Interrogandoci sul ruolo delle spie, dei mediatori, delle “figure opache” che attraversano il mondo dei media senza mai dichiararsi per quello che sono. Lo abbiamo fatto raccontando uomini di potere che si mettono al servizio dei servizi, e servizi che imparano a usare il linguaggio del giornalismo come copertura, come scudo, come arma.
E poi c’è l’altro lato di Debrief: quello dello sguardo costantemente rivolto verso l’esterno. Ogni settimana proviamo a restare agganciati alle migliori inchieste undercover internazionali. Storie che richiedono tempo e pazienza, e che spesso scompaiono dalle rassegne stampa. Quest’anno ne sono state pubblicate moltissime. Abbiamo raccontato la radicalizzazione dei giovani neonazisti nelle scuole tedesche, la nuova faccia del suprematismo bianco, i maltrattamenti nelle case di cura di mezza Europa, i tentativi russi di influenzare le elezioni in Moldavia. E il genocidio in corso in Palestina, attraverso il lavoro di giornalisti che sono riusciti a documentare veri e propri crimini di guerra. Tornando in Europa, tra tutte, ce n’è una che ci ha colpiti più delle altre: l’infiltrazione della BBC nella Metropolitan Police di Londra. Non solo per quello che ha rivelato, ma per quello che ha dimostrato. Che anche un grande broadcaster internazionale, se decide di farlo davvero, può ancora sfidare il potere nel suo senso più letterale.
È questo, in fondo, il lavoro che cerchiamo di fare qui: raccogliere storie che rischiano di perdersi, metterle in fila. Se ne incontrate una che merita attenzione, sapete dove trovarci. Debrief tornerà il 9 gennaio.
Grazie per essere rimasti con noi fino a qui.
Buone feste.
Sacha & Luigi
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